"Una comunicazione efficiente"

di Alessandro Cajola

breve nota dell'Osservatorio al XXIX Congresso dell'A.N.M.


Amici e colleghi
Gli interventi che mi hanno preceduto hanno lumeggiato a fondo le caratteristiche di questa crisi, che noi, come Osservatori, abbiamo denunciato e posto all’attenzione degli operatori della Giustizia e delle componenti politiche più sensibili, sin dal 2003 quando si costituirono a catena in Italia gli Osservatori sulla Giustizia civile. Sapete però che l’esperienza degli Osservatori parte da lontano, dalle prime esperienze degli anni novanta.
Mi conforta quanto ho ascoltato fino ad ora.
E’ la dimostrazione che quella sensibilità che ci siamo impegnati a costruire in questi anni, sta maturando nei pensieri, nelle idee di molti di noi, e che si va realizzando quel mutamento di direzione capace di porre un freno alla deriva nella quale ci stiamo ritrovando tutti quanti.
In questi anni di attività il lavoro degli Osservatori è stato indispensabile. Ha favorito attivamente la nascita di convinzioni comuni sull’organizzazione del lavoro e sul processo.
Organizzazione e processo sono i punti sui quali deve convergere la nostra azione politica di operatori della Giustizia.
Parlo di organizzazione perché, al di là delle valutazioni politiche che ciascuno può compiere, non è sul piano della qualità espressa dai suoi soggetti, magistrati avvocati personale amministrativo, che questa sofferenza si appalesa, ma su quello prosaico, delle risorse e dei mezzi inadeguati.
Anzi capacità, competenze, professionalità e, fuor di retorica, coraggio e determinazione sono le doti che non ci sono mai mancate e che la società civile, la società laica, ci riconosce.
Lasciatemi rispondere ai facili detrattori: sulla qualità non si discute.
Gli Osservatori come sapete nascono su questa premessa di valore e di qualità umane.
Dunque è il tema dell’organizzazione del lavoro giudiziario, il cuore del problema.
Ma è gravissimo errore lasciar correre mesi e anni senza trovare tra di noi accordi e convergenze per proporre una piattaforma comune di intesa sulle cose da fare.
Se ripenso a quanto si diceva e si scriveva cinque anni fa tra noi colleghi degli Osservatori, l’impressione che provo oggi è quella di chi, attestato sul guado del fiume, ne veda passare le piene senza riuscire a valicarlo.
Le cose però mi sembra che stiano cambiando.
Oggi in Italia è effettiva l’attesa di un superamento delle contrapposizioni ideologiche che ci hanno tormentato e addormentato.
Io parto dal presupposto che un clima nuovo, che possiamo insieme costruire, possa darci finalmente quel ponte atteso per oltrepassare la crisi che viviamo.
In questa mia brevissima nota tra i punti salienti di queste convergenze, di questo comune denominatore, che avvicina e supera posizioni una volta distanti, ne voglio qui sottolineare tre:
1) In primo luogo la necessità assoluta di una drastica riduzione dei riti la cui proliferazione sta divenendo il segno di una decadenza che il processo civile italiano non merita.
2) In secondo luogo l’adozione di consistenti strumenti informatici sia nel processo, sia nell'organizzazione degli uffici per la rilevazione dei flussi e la razionale gestione delle risorse da parte dei capi degli uffici. [Occorre che il Ministero ripensi all’idea di fornire un sistema informatico piegato all’idea della complessità e dell’unicità (per tutto il territorio nazionale), anziché, come sarebbe auspicabile duttile, flessibile e aperto all’implementazione. Non serve fornire un prodotto finito da consegnare agli uffici e da lasciare inalterato per anni.]
3) Infine la questione di una efficace comunicazione giuridica. Non sempre avvocati e magistrati parlano la stessa lingua. Risolvere i problemi della conduzione del processo e della qualità della decisione richiede anche da parte nostra il raccordo tra atti difensivi e motivazione dei provvedimenti. Questo però non solo nella direzione di una riduzione dei materiali processuali ma in quella di costruire una comunicazione giuridica efficace sotto il profilo delle competenze linguistiche e delle categorie concettuali di riferimento. Occorre allora tra di noi applicare nuove metodologie di lavoro comune e nuove strategie di formazione sulle quali abbiamo cominciato a riflettere.
Auspicando che questo nostro appunto dia elementi di riflessione e di supporto nella ricerca di comuni convergenze operative, auguro a tutti un proficuo lavoro.
Grazie